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La storia degli impianti di risalita

Le origini: risalire la montagna a piedi

Prima che esistesse qualsiasi impianto meccanico, sciare significava anche camminare. I primi sciatori scandinavi del XIX secolo conoscevano bene la fatica dell'ascesa: le pelli di foca applicate sotto gli sci permettevano di guadagnare quota, ma la discesa durava spesso meno della metà del tempo trascorso a salire. Quando lo sci da diporto cominciò a diffondersi nelle Alpi, intorno agli anni Ottanta dell'Ottocento, il problema era lo stesso. I frequentatori dei nascenti resort alpini — a Davos, a Kitzbühel, a Chamonix — dedicavano ore all'ascesa per godersi pochi minuti di discesa. Era chiaro che, se lo sci come sport popolare doveva crescere, serviva un modo per portare le persone in cima senza che si spossassero nel farlo.

La prima sciovia: Davos, 1908

La soluzione non arrivò dall'ingegneria pesante, ma dall'ingegno pratico. Nel 1908, a Davos, in Svizzera, venne messa in funzione quella che viene generalmente riconosciuta come la prima sciovia meccanica al mondo: un semplice sistema a fune trainato da un motore a vapore che permetteva agli sciatori di tenersi aggrappati mentre venivano trascinati su per un pendio. Non era elegante, e richiedeva una discreta forza nelle braccia, ma funzionava. L'idea si diffuse rapidamente. Nel 1914, a Schollach, in Germania, fu costruito il primo skilift con gancio, precursore diretto delle sciovie a piattelli che ancora oggi si trovano su molte piste europee.

Il vero salto di qualità arrivò nel 1934, quando Robert Heron costruì la prima sciovia a fune trainante in North America, a Woodstock, nel Vermont. Due anni dopo, nel 1936, Sun Valley, nell'Idaho, inaugurò il primo ski lift a seggiola del mondo. Progettato da James Curran — un ingegnere della Union Pacific Railroad che si era ispirato ai sistemi di carico della frutta in Ecuador — la seggiovia era un'idea radicalmente nuova: non più bisogno di reggersi a una fune con le mani, si poteva semplicemente sedersi e godersi il paesaggio salendo. La seggiovia di Sun Valley divenne immediatamente un'attrazione in sé, tanto quanto le piste che serviva.

La funivia e il salto in quota

Parallelamente alle sciovie e alle seggiovie, si sviluppava una tecnologia diversa e più ambiziosa: la funivia. Le prime funivie alpine non nacquero per sciatori ma per minatori e turisti estivi che volevano raggiungere le vette. La funivia del Wetterhorn, inaugurata nel 1908 a Grindelwald, e quella del Zugspitze, aperta nel 1926, erano imprese ingegneristiche di grande portata. Per gli sciatori, la possibilità di raggiungere i tremila metri in pochi minuti cambiava tutto: aprire terreno di alta quota, con la sua neve più secca e più abbondante, era finalmente praticabile su larga scala.

In Italia, la funivia del Monte Bianco — la più alta d'Europa — venne completata nel 1965 con la stazione di Punta Helbronner a 3.466 metri, collegando Courmayeur con il versante francese del massiccio. Era il simbolo di un'ambizione che stava trasformando le Alpi: non solo sciare, ma dominare la montagna con la tecnologia.

Seggiovie, ovetti e il problema della velocità

Negli anni Cinquanta e Sessanta le seggiovie si moltiplicarono a ritmo impressionante. A ogni stagione nuovi impianti aprivano, nuovi comprensori si formavano. Ma la seggiovia monoposto o biposto, lenta e aperta alle intemperie, presentava limiti evidenti: freddo, vento, tempi di percorrenza lunghi. La risposta tecnica arrivò con la cabina chiusa, la cosiddetta telecabina o gondola. Il sistema Poma, inventato dal francese Jean Pomagalski negli anni Quaranta, fu precursore di questa soluzione: piccole cabine a attacco fisso che scorrevano su una fune continua.

La vera rivoluzione, però, fu l'introduzione dell'attacco amovibile negli anni Settanta. Con questo sistema, le cabine si sganciano dalla fune in stazione, rallentano per permettere l'imbarco comodo dei passeggeri, poi si riaganciano accelerando fino alla velocità di esercizio. Ciò consentì di aumentare drasticamente la velocità delle cabine — da 2 a 6 o 8 metri al secondo — senza rendere difficoltoso l'accesso. Le seggiovie ad attacco amovibile, dette anche seggiovie ad alta velocità o "detachable quads" nel gergo anglofono, trasformarono l'esperienza dello sci negli anni Ottanta e Novanta.

La seggiovia coperta e il comfort moderno

Se la velocità era la priorità degli anni Ottanta, il comfort divenne il mantra degli anni Novanta e Duemila. Le seggiovie ad alta velocità cominciarono a essere dotate di paravento, poi di sedute riscaldate — una comodità che i nordeuropei sembravano apprezzare quanto le piste stesse. Vail, in Colorado, fu tra i primi grandi resort a installare seggiovie con griglie para-sole automatiche, proteggendo i passeggeri sia dal freddo che dall'irraggiamento solare in alta quota. In Svizzera, Zermatt e St Moritz introdussero cabine di livello quasi lussuoso, con sedili in pelle e pannelli solari sul tetto.

Il salto generazionale successivo fu la gondola ad alta capacità. Sistemi come il Vanoise Express, che collega Les Arcs e La Plagne nel comprensorio Paradiski francese, possono trasportare fino a duecento persone per cabina, quasi come un piccolo tram sospeso nel vuoto a oltre duemila metri. Inaugurato nel 2003, il Vanoise Express rimane ancora oggi uno degli impianti più spettacolari delle Alpi.

Tecnologia e futuro degli impianti

Negli ultimi vent'anni l'innovazione non si è fermata. I sistemi di controllo digitale hanno reso gli impianti più sicuri ed efficienti: sensori di carico, telecamere di sorveglianza e sistemi anti-collisione sono oggi standard nella gran parte dei nuovi impianti alpini. La preoccupazione energetica ha spinto molti gestori a installare pannelli solari sulle stazioni e a recuperare l'energia frenante delle cabine in discesa per alimentare la rete. Alcune funivie ultramoderne, come quella che collega Bolzano all'altopiano del Renon inaugurata nel 2009, producono più energia di quanta ne consumino.

La sfida dei prossimi decenni non sarà però soltanto tecnologica: sarà climatica. Con la riduzione del manto nevoso a quote medio-basse, molti impianti storici faticano a giustificare economicamente la propria esistenza. Il futuro degli ski lift è sempre più legato al futuro della neve, e i gestori più attenti lo sanno bene. Esplora le stazioni servite dagli impianti di tutto il mondo su Apri la mappa e scopri dove la neve e la tecnologia si incontrano ancora.

Un secolo di ascesa

In poco più di un secolo, il trasporto a monte è passato da una fune grezza agganciata a un motore a vapore a sofisticati sistemi da decine di milioni di euro, capaci di spostare migliaia di sciatori all'ora su pareti verticali di mille e più metri. Ogni generazione di impianti ha ampliato ciò che era possibile sciare, ha aperto nuovi versanti, ha reso accessibili altipiani glaciali che un tempo richiedevano ore di cammino. La storia degli impianti di risalita è, in fondo, la storia di come lo sci si è trasformato da pratica d'élite a sport di massa, e di come le montagne stesse siano state reinterpretate come infrastruttura del piacere invernale.